M entre il governo nazionale sembra deciso a riaprire la stagione nucleare in Italia, con l’obiettivo di produrre il 25 per cento dell’energia elettrica dall’atomo – con la localizzazione di almeno otto centrali nucleari simili a quella in costruzione attualmente in Finlandia, la più grande al mondo – Legambiente Cefalù lancia il suo Sos ai piccoli comuni delle Madonie, invitando alla denuclearizzazione del territorio a cominciare dalla riconferma di Castelbuono – già area denuclearizzata che confermerà in questi giorni la sua scelta – e da Gratteri e Cefalù. Il nucleare, a 22 anni dall’incidente di Chernobyl, non solo pone ancora gravissimi problemi di sicurezza, ma è anche una fonte energetica costosa, che non abbasserà affatto la bolletta energetica nazionale, non ridurrà la nostra dipendenza dall’estero e non ci permetterà di rispettare la scadenza europea del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra prevista dall’accordo europeo 20-20-20 (secondo cui entro il 2020 tutti i Paesi membri devono ridurre del 20% le emissioni di CO2 del 1990, aumentare al 20% il contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico, ridurre del 20% i consumi energetici). Se l’Italia decidesse di puntare sul nucleare, causa le ingentissime risorse necessarie per sostenere questa avventura, abbandonerebbe qualsiasi investimento per lo sviluppo delle rinnovabili e per il miglioramento dell’efficienza, che sono invece le soluzioni più immediate ed efficaci per recuperare i ritardi rispetto agli accordi internazionali sulla lotta ai cambiamenti climatici, e rinuncerebbe alla costruzione di quel sistema imprenditoriale innovativo e diffuso in grado di competere sul mercato globale, che ad esempio in Germania occupa ormai 250.000 lavoratori. È per questi motivi che la nostra associazione ha deciso di promuovere presso tutti i comuni, le Province e le Regioni d’Italia una campagna nazionale per la dichiarazione dei territori “denuclearizzati” – portando la campagna di denuclearizzazione anche nelle Madonie con la richiesta di sottoscrizione da parte dei primi tre comuni scelti come capofila. I paesi che non vorranno ospitare nel proprio territorio le strutture per produzione di energia dall’atomo, rinunceranno a ospitare centrali nucleari e garantiranno la massima trasparenza e partecipazione nel processo di individuazione di siti di stoccaggio per i rifiuti radioattivi, derivanti anche dal decommissioning delle centrali dismesse dopo il referendum del 1987. L’adesione alla nostra iniziativa è un segnale di attenzione rivolto alla sicurezza dei cittadini, del territorio e rafforza la proposta di un modello energetico innovativo, pulito, sicuro ed economico, che esclude il nucleare e che punta alla produzione di energia dalle fonti rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza, puntando sul gas come fonte fossile di transizione, a un sistema dei trasporti più sostenibile, a un sistema produttivo e a insediamenti residenziali meno energivori.