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La pioggia torrenziale che si è abbattuta su Cefalù in questi ultimi giorni di agosto ha posto la città di fronte al grave problema del dissesto idrogeologico, verso il quale si rischia di andare a causa dell’indebolimento dei terreni attraversati dal fuoco lo scorso anno. Questo tema, già affrontato dalla nostra associazione relativamente alla necessità di vincolare con divieti di edificabilità tali zone, molto più soggette a frane rispetto alle altre, risulta purtroppo sempre attuale, soprattutto a causa dell’equivoco mai sciolto relativo alla possibilità o meno di costruire su tali territori nel caso questi, prima dell’incendio, fossero definiti edificabili. Il problema affonda le sue radici nella sostanziale trasformazione che il territorio subisce dopo un incendio, divenendo non più consono a ogni forma di edilizia per un tempo di dieci anni, indipendentemente dalla precedente classificazione. A questo proposito – approfittando della situazione politica cittadina che vede in corso un azzeramento di giunta e una nuova formazione amministrativa per Cefalù – Legambiente chiede ai futuri amministratori di sollecitare un rimboschimento delle zone franose, non appena avranno ricevuto le nuove cariche amministrative. L’assenza di macchia mediterranea e copertura arborea delle colline che circondano la nostra città ha reso il territorio incapace di drenare l’accumulo di acqua piovana, per la distruzione degli alberi che lo trattenevano. Per questo è necessario agire subito per ristabilire una situazione attualmente assai grave. |
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Risposta del Carlton in merito al lido
In riferimento alla richiesta pervenutaci dal Presidente del Circolo Legambiente Cefalù, Paola Castiglia, tramite il giornale telematico Cefalunews.net, nella quale vengono espressi chiarimenti sul progetto di riqualificazione dell’area urbana Demaniale Marittima indicata impropriamente come spiaggia, si espone quanto segue:
Il progetto di riqualificazione prevede, oltre alla pulizia e alla rimozione dei rifiuti, il livellamento della terra di riporto accumulata negli anni artificialmente, con il necessario utilizzo di un mezzo meccanico;
Le attività e i servizi che la futura struttura offrirà al pubblico saranno:
Il progetto prevede di abbracciare le esigenze di bambini, giovani, adulti e anziani che potranno usufruire di attività di svago, relax, benessere, passatempo, passioni oltre il sole e il mare. Si vuole precisare che l’intervento non andrà a modificare una zona che morfologicamente non è naturale, ma che è stata modificata dall’uomo molti anni fa e comunque, il progetto verrà completato anche seguendo i consigli e gli aiuti degli esperti di Legambiente. Saranno per la prima volta utilizzati per la produzione di energia elettrica dei pannelli fotovoltaici che alimenteranno le lampade a basso consumo e dei pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria, mentre per l’illuminazione esterna si utilizzeranno delle lampade a carica solare. Tutte le strutture sono compatibili con l’ambiente, non inquineranno e verranno tutte smontate alla fine della stagione. Considerato tutto ciò, si precisa che si daranno almeno 20 posti di lavoro, regolarmente retribuiti e messi in regola. |
Risposta di Legambiente Il cortese chiarimento della società titolare del nuovo Lido che sorgerà sulla spiaggia sottostante il Lungomare G. Giardina non rimuove le perplessità che Legambiente ha sempre manifestato sull’uso dei beni demaniali marittimi. Nel caso, la questione non è tanto (o soltanto) la bontà intrinseca dell’opera che si appresta ad essere realizzata quanto piuttosto la possibilità di occupare “per tutto il periodo dell’anno”, limitandone di conseguenza la libera fruizione, ampie fette delle nostre spiagge con “strutture relative ad attività sportive e ricreative; esercizi di ristorazione e somministrazione di bevande, cibi precotti e generi di monopoli; esercizi diretti alla promozione e al commercio nel settore del turismo, dell'artigianato, dello sport (…)”. Tale possibilità è offerta dalla L.R. 29-11-2005 n. 15 con la quale l’Assemblea Regionale Siciliana ha compiuto una scelta di fondo: limitare un diritto storico, quasi naturale, delle comunità a fruire liberamente delle spiagge per consentire l’impianto di strutture commerciali e ricreative anche in quella fascia dei 150 metri dalla battigia che la legge regionale 78/76 ha sottoposto a vincolo assoluto di inedificabilità. (Vale a dire che quello che non è consentito in terreni privati è, per paradosso, consentito ai privati che occupano in concessione un bene comune.) Come Legambiente pensiamo che offrire servizi alla balneazione sia una cosa possibile ed utile. Ma un conto è affittare sdraio ed ombrelloni in una spiaggia comunque accessibile a tutti, un altro conto è occuparla stabilmente con strutture spesso funzionanti fino a notte fonda. La legge regionale n. 15/2005 pone dunque le premesse per un uso distorto, talvolta (speriamo non sia questo il caso) perfino selvaggio delle spiagge, che sono un bene demaniale, cioè appartenente alla comunità. Un uso che può implicare un forte impatto su di un ambiente fragile ed instabile come lo è un litorale: innesco dei fenomeni erosivi per l’azione riflettente che questi manufatti potranno esercitare ed esigenza di conseguenti opere di difesa; moltiplicazione delle fonti di inquinamento organico, acustico, luminoso. La Regione Sicilia ha voluto, insomma, ridurre le spiagge a luna park, luoghi di intrattenimento e di commercio, violandone quegli elementi di naturalità e di suggestione che, specie nella nostra isola, hanno costituito una forte attrattiva. A nostro giudizio, si tratta di una visione sbagliata che favorisce processi di privatizzazione nell’uso delle risorse secondo una logica consumistica di corto respiro dequalificando l’offerta turistica: chi viene in Sicilia cerca spiagge naturali, libere, pulite, tranquille; certamente non viene per ritrovare gli stessi modelli e la congestione che caratterizzano le località del turismo di massa. Le nostre perplessità non riguardano tanto il contenuto del progetto della CARLTON S.P.A., che fa il suo mestiere svolgendo un’attività di impresa nel quadro delle norme esistenti, quanto quella cultura politica che ha prodotto le attuali norme sull’uso delle spiagge, così evidentemente sbilanciate verso la privatizzazione dei beni comuni. Cordialmente. Salvatore Granata
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Approvata alla Camera la legge Realacci sui piccoli comuni |
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La Rocca di Cefalù nell’European Geopark |
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IL 17 e 18 febbraio torna a CEFALÙ “Cambio di Clima” |
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PRESENTAZIONE PUBBLICA DEL PROGETTO “KLEINIA – ROCCA DI CEFALÙ” Sarà presentato il 12 gennaio alle ore 17, durante un pubblico incontro organizzato dall’amministrazione comunale di Cefalù, il progetto di tutela, valorizzazione e fruizione del parco urbano della Rocca, promontorio simbolo della città. Il progetto, dal titolo "Klenia - Rocca di Cefalù”, è stato elaborato da Legambiente Nazionale, in sinergia con Legambiente Regionale e con il Circolo Cefalù-Madonie. Alla conferenza presiederanno il sindaco Simona Vicari, il presidente del consiglio comunale Francesco Dolce, il direttore generale di Legambiente, senatore Francesco Ferrante - capogruppo in commissione ambiente al Senato della Repubblica - il presidente di Legambiente Cefalù-Madonie, Paola Castiglia e il presidente delle locali Giubbe D'Italia, Giuseppe Di Maio. Il progetto nasce da oltre due anni di studi, e ha già avuto in parte sperimentazione durante il periodo di lavoro che Legambiente ha portato avanti sul promontorio negli ultimi tre mesi. Lavori che hanno permesso il recupero di vaste aree archeologiche abbandonate, oltre che la pulizia dei sentieri e delle aree infestate da graminacee. Nel progetto, inoltre, sono previsti interventi di messa in sicurezza delle zone pericolose per i visitatori, nel totale rispetto della sostenibilità ambientale. Partendo dalla promozione della Rocca di Cefalù, Legambiente punta al rilancio dell’intero territorio madonita, facendo leva su un turismo ecosostenibile e di qualità, e coinvolgendo nella rete delle certificazioni ecolab anche gli albergatori di zona. |
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Vi ricordate la campagna SURFAPULITO
"Aiutaci a ricostruire il villaggio di MON IKUN, LHOKNGA, ACEH
interamente
distrutto dal maremoto del 26 dicembre scorso." Immagino vi farà piacere sapere che ci hanno scritto da Mon Ikun (Indonesia) per comunicarci che i soldi raccolti con la vendita delle t-shirt "onda amica" sono arrivati e hannno dato inizio alla ricostruzione. |
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In occasione della giornata mondiale dell'acqua (22marzo), anche il nostro circolo ha aderito al comitato "acquaincomune", costituitosi a Palermo contro la privatizzazione di questo bene, che già qualcuno chiama petrolio del terzo millennio. Alla riunione del comitato (che si tiene al Laboratorio Z, Palermo) saremo rappresentati da due nostri soci. Vi terremo informati su come decideremo di muoverci. Napoli è già riuscita a bloccare la privatizzazione cittadina, anche noi ci mobiliteremo per ottenere lo stesso risultato. |
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